Buon 02 Giugno, sobriamente

È stato un grande onore e privilegio aver rappresentato anche quest’anno l’Amministrazione Comunale nelle celebrazioni di della Festa della Repubblica, in una cerimonia sobria e dai numeri ridotti per il particolare momento che stiamo vivendo.

Buon 02 Giugno, Viva l’Italia, viva la Repubblica, viva Cento.

Qui il mio omaggio:

E’ una giornata particolarmente importante, oggi, e non potevamo non celebrare questa occorrenza, seppur in forma molto sobria e contenuta, in ossequio alle norme che impongono distanziamento sociale e divieto di assembramenti. Non abbiamo potuto svolgere il consueto corteo per le vie del centro, accompagnato e reso solenne dalla banda cittadina, la quale non ha neppure potuto svolgere il tradizionale Concerto pomeridiano. Tuttavia, abbiamo voluto essere qui presenti con una celebrazione in forma ridotta proprio per il significato che rappresenta l’occorrenza del 74 esimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana.
Oggi, inoltre, ricordiamo il ventesimo anniversario dal ripristino della festa del 02 giugno come Festa Nazionale. Quella di oggi è una Giornata simbolica e dall’altissimo valore istituzionale, la scelta dell’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi di voler riscoprire “una data unificante in cui si fa memoria delle nostre radici nazionali e patriottiche”, un giorno a sigillo di una comunità nazionale, una festa civile che rende al patriottismo repubblicano quel ruolo centrale che merita nell’immaginario collettivo di tutti gli italiani. E’ merito del Presidente Ciampi aver sdoganato l’orgoglio di appartenenza alla Patria come elemento trasversale e fondante delle nostre comunità, tanto quanto la nostra Carta Costituzionale e i diritti civili e le libertà di cui dobbiamo essere orgogliosi e per cui dobbiamo ricordare, nelle varie giornate di festa istituzionale, tutti coloro che hanno operato per vedere compiuto il sogno dell’Italia unitaria, libera e democratica. Dai padri del Risorgimento – e vorrei ricordare il centese Ugo Bassi di cui il prossimo anno correrà il 220esimo anniversario della nascita – passando per i partigiani e le forze alleate che hanno compiuto la Resistenza e la Liberazione del Paese, fino ad arrivare agli eroi moderni che, senza guerre ma con il sacrificio e l’esempio quotidiano hanno operato contro un nemico più subdolo per il nostro Paese, come le mafie, e mi riferisco ai giudici Falcone e Borsellino che sono ritratti qui alle nostre spalle per rappresentare con i loro nomi tutti quelli di chi opera nelle istituzioni, nelle forze dell’ordine, nel mondo dell’associazionismo e del volontariato, e garantisce la giustizia e la coesione sociale del Paese.
Perché solo un Paese giusto, equo, libero, coeso, democratico è quella Patria, quell’Italia Repubblicana, consapevolmente scelta, il 02 giugno del 1946, nelle prime elezioni dell’Italia liberata, da oltre dodici milioni di concittadini.
Oggi ci troviamo in una situazione straordinaria, siamo dinanzi ad una pandemia senza precedenti, e il ruolo dello Stato come garante dell’unità nazionale è esemplificata nella visita del Presidente Mattarella a Codogno, luogo simbolo e prima zona rossa italiana in questo difficile periodo di sofferenze e dolore che il coronavirus ha portato. Purtroppo, nonostante nei momenti difficili l’unione istituzionale dovrebbe essere baluardo dell’azione politica e civica, crescenti sono le tensioni che si stanno susseguendo, causate dalla crisi economica e sociale che attanaglia le famiglie e le imprese così fortemente impattate dall’effetto del lockdown, e spesso alimentate e strumentalizzate da scriteriate azioni di piazza al limite della legalità, e spesso oltre il limite dell’opportunità.
Festeggiare la Repubblica oggi, in tempi di coronavirus, è anche un voler riaffermare la centralità del nostro ordinamento istituzionale e porre l’attenzione sui capisaldi del nostro Paese: il governo e il Parlamento, che debbono saper cooperare oltre le sterili polemiche di parte per il bene della Nazione, le Regioni e gli Enti locali che debbono saper gestire al meglio le comunità per garantire la coesione sociale e la vitalità economica dei territori, e infine il mondo sanitario e delle forze dell’ordine, capisaldi del contrasto al contagio pandemico e motore del processo di cura e rinascita del Paese grazie all’impegno nel salvare vite e garantire la sicurezza della cittadinanza.
Abbiamo vissuto momenti drammatici a causa del coronavirus, la comunità centese stessa ha perso numerosi concittadini, e a loro va il nostro pensiero e la vicinanza commossa alle loro famiglie. Ora dobbiamo trarre la forza da quei valori che la data di oggi rappresenta, per fare ciascuno di noi la propria parte per ricostruire un Paese ferito, che però non dimentica la propria storia, i propri valori, i propri ideali, la bellezza dei propri territori. Le immagini delle Frecce Tricolori che hanno girato l’Italia nei giorni scorsi siano simbolo di una rinascita che ci deve vedere uniti e protagonisti. Come uniti siamo oggi, pochi, distanti, ma vicini e solidali nel messaggio che vogliamo trasmettere, così dovremo essere nei mesi e negli anni futuri.
Viva l’Italia, viva la Repubblica, viva Cento.

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