04 Novembre: Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate

Una bella cerimonia di commemorazione per la Festa dell’Unita Nazionale e Giornata delle Forze Armate. L’organizzazione di Pro Loco Renazzo con la coreografia e la partecipazione dei bambini, le poesie di Nerina Ardizzoni e il ricordo di Angiolino Alboresi hanno reso la celebrazione partecipata e autentica. Grazie a tutti. Qui il mio discorso di saluto e ringraziamento.

Rivolgo un caloroso saluto ai rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma, alle autorità militari, religiose e civili, a tutte le cittadine ed i cittadini qui riuniti in questa domenica di commemorazione per celebrare insieme la Festa dell’Unità Nazionale e Giornata delle Forze armate.
Corre obbligo ricordare, quest’oggi, il 04 Novembre 1918, anniversario della data che celebra la fine della Prima Guerra Mondiale, la cosiddetta Grande Guerra, conosciuta così per la vastità dei suoi confini e del numero di popoli coinvolti nel conflitto bellico ma finita per essere ancora più grande nel numero delle perdite e nelle ricadute economiche e, prima ancora, sociali e demografiche.
Con rispettoso cordoglio commemoriamo oggi gli oltre 600.000 caduti, persone comuni che per scelta o per dovere, talvolta senza nemmeno conoscere le motivazioni e gli ideali del conflitto bellico, hanno sacrificato la propria vita, per difendere la propria Nazione e costruire – artificiosamente, col proprio sangue – quel concetto di Patria che oggi, purtroppo, si divide fra strumentalizzazioni e disinteresse.
E’ grazie a loro, a quei caduti, ai quasi due milioni di feriti, ai quattro milioni di soldati che hanno combattuto che l’Italia in cui oggi viviamo è un Paese indipendente e unito, dai confini che conosciamo.
La Grande Guerra, mutuando le parole di Benedetto XV in una sua accorata lettera ai “capi del mondo belligerante”, era però anche conosciuta come “inutile strage”. Questo ci porta a dover porre l’attenzione, soprattutto in un momento di commemorazione e celebrazione come quello odierno, alla necessità di operare quotidianamente per percorrere appieno la strada della pace e del ripudio della guerra. Questo è sempre vero e attuale, ancor di più in questi giorni in cui stiamo assistendo alla delicata e tesa situazione in Siria e Kurdistan, con migliaia di morti a Kobane, e alle recenti minacce di guerra dello Stato Islamico verso l’occidente che si sommano alle oltre 300 situazioni di fortissima crisi censiti dalla Caritas nel suo Rapporto di ricerca sui conflitti dimenticati “Il peso delle armi”.
Attraverso la celebrazione della Giornata delle Forze Armate, dobbiamo mostrare la nostra continua gratitudine a tutti coloro che, nei conflitti mondiali, hanno sacrificato loro stessi per consegnare alle generazioni future, noi pochi cittadini che siamo qui oggi ma anche i tanti che, purtroppo, non sono qui davanti a questo cippo, un Paese ed una Costituzione Italiana che “ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie; privilegia la pace, la collaborazione internazionale, il rispetto dei diritti umani e delle minoranze”, come ha sottolineato lo scorso anno nel suo discorso di commemorazione il Presidente Mattarella.
E’ proprio in questo ruolo di promozione della pace e di salvaguardia del nostro vivere quotidiano che dobbiamo porre l’attenzione nell’attualizzare il messaggio di questa commemorazione Festa dell’Unità Nazionale e Giornata delle Forze armate. Ogni anno, grazie all’incessante ruolo dei nostri militari nei territori colpiti da calamità, nelle operazioni speciali per la promozione della nostra sicurezza, nelle missioni internazionali per promuovere la pace e la stabilità, possiamo essere serenamente parte integrante di una comunità forte e sana. Dobbiamo essere riconoscenti a chi lavora, e spesso rischia la propria vita dentro una divisa, nell’adempiere alle sue funzioni, stigmatizzando con forza l’operato di chi, in maniera triste e vile cerca sempre più la strumentalizzazione delle Forze Armate a fini propagandistici. Riconoscenza che abbiamo mostrato il mese scorso per le Commemorazioni del Centenario del Cippo di Corporeno, il primo in Italia, e che deve essere cifra culturale diffusa e non mero esercizio retorico.
Infine, oggi, con grande rispetto e un pizzico di commozione, vogliamo ricordare inoltre l’ultimo dei reduci del Secondo Conflitto Mondiale, Angiolino Alboresi, che ci ha lasciato nel giugno scorso. Oggi vogliamo pensarlo qui con noi, con il suo sguardo rivolto alla sua bandiera, issata anche oggi grazie alla partecipazione della famiglia a questa manifestazione, come sempre in tutti questi anni. L’augurio che rivolgo a tutti voi quest’oggi è che dall’esempio di chi, come Angiolino, anche nelle difficoltà fisiche trovava la forza per commemorare l’Unità della propria Patria e la grandezza delle Forze Armate che garantiscono la nostra pace e serenità, si possa trarre l’insegnamento per un vivere comune migliore e più aderente ai valori che i nostri Padri fondatori ci hanno voluto tramandare.
Viva il 4 novembre. Viva l’Italia unita. Viva Cento.

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