Buon 02 Giugno! Viva la Repubblica, viva l’Italia!

E’ stato un grande onore e privilegio aver rappresentato l’Amministrazione Comunale nelle celebrazioni di questo 2 Giugno, la festa della nostra Repubblica, in una bella cerimonia che ha visto la nostra Banda Giuseppe Verdi e le autorità e associazioni unite in un momento dall’alto significato per la nostra comunità.

Buon 02 Giugno, Viva l’Italia, viva la Repubblica, viva Cento.

Qui il testo che ho pronunciato.

Rivolgo un deferente omaggio ai gonfaloni e porgo un caloroso saluto e ringraziamento alle autorità militari, religiose e civili, ai rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma, a tutte le cittadine ed i cittadini qui riuniti numerosi, a nome mio personale e del Sindaco che si trova a Ferrara alle celebrazioni indette da Sua Eccellenza il Prefetto.
Ci ritroviamo qui oggi per festeggiare il 73esimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana. Grazie alla scelta di oltre dodici milioni di italiane ed italiani, si compiva, il 02 giugno del 1946, la scelta più importante della nostra storia, quella di voler vedere realizzato quel disegno di libertà e democrazia che, nato dai moti di Liberazione della nostra Patria occupata e belligerante, ci ha saputo consegnare, pur con i conflitti e le forti tensioni sociali e politiche nonché le contrapposizioni ideologiche che una lunga parentesi di guerra e di dittatura aveva contribuito a creare, un Paese pronto per un riscatto sociale, politico ed economico.
Fu proprio in quel momento di svolta per la storia del nostro paese, lo svolgimento delle prime elezioni dell’Italia liberata, che si rese possibile il rientro dell’Italia nel consesso delle democrazie occidentali
Il 18 Giugno del 1946 la Corte di Cassazione proclamò ufficialmente la nascita della Repubblica, e come disse pochi anni più tardi in un solenne discorso il Presidente della Repubblica Giovanni Leone “Tutti avemmo la consapevolezza che conservare integri nel tempo gli ideali cui essa si ispirava avrebbe comportato momento di duro impegno ad anche grandi sacrifici”. Momenti di duro impegno e di sacrifici, nei giorni bui della storia del nostro Paese, che non sono certo mancati e dove i valori democratici e repubblicani sono stati messi in discussione. Ma che, nonostante tutto, non hanno mai prevaricato quella scelta, libera e democratica, di una Italia Repubblicana che potesse essere la casa delle nostre libertà individuali e il luogo di maturazione dei nostri diritti civili.
Tuttavia, non possiamo non registrare le difficoltà che ancora oggi la nostra Repubblica si trova ad affrontare, con contrastanti sentimenti di antipolitica e una costante messa in discussione della credibilità nazionale nel panorama internazionale a causa dell’esacerbarsi di fenomeni di insofferenza verso quella posizione centrale che il nostro Paese storicamente detiene nel panorama Europeo. Fenomeni che da una parte si trovano certamente fortemente collegati al perdurare di un quadro socio-economico deficitario e ad un incremento degli indici di povertà, con la disoccupazione che si mantiene lontana dai livelli dei paesi maggiormente in salute del nostro Continente, dall’altra vengono costantemente alimentati dai comportamenti di chi, troppo spesso, antepone pulsioni ideologiche e fenomenologiche alla necessità di governare facendo scelte che vadano a sostenere la pax sociale e la concordia istituzionale. Tanto che non posso fare mio il monito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che in occasione di questa Festa della Repubblica, ha voluto porre l’accento sulla necessità di riportare la situazione socio-politica attuale nell’alveo della normale dialettica e, soprattutto, del rispetto dei ruoli istituzionali che la Carta Costituzionale sancisce.
“Va ricordato che in ogni ambito libertà e democrazia non sono compatibili con chi alimenta i conflitti – afferma Mattarella – con chi punta a creare opposizioni disseminate fra le identità, con chi fomenta scontri, con la continua ricerca di un nemico da individuare, con chi limita il pluralismo”.
Lo scorso anno, in questa stessa occasione, poche ore dopo il giuramento del nascituro Governo, auspicavo che il nuovo esecutivo avesse potuto rispondere alle molteplici e ineludibili necessità ed esigenze che ciascuno di noi, come cittadino e come amministratore della cosa pubblica, manifestava, in primis la preoccupazione per la crescita economica ed il superamento di una fase di tensioni con il Presidente Mattarella che aveva portato a rimettere in discussione le istituzioni democratiche stesse. Dodici mesi dopo, il monito del Presidente Mattarella ci porta a riflettere come le tensioni sociali non siano venute meno, ed anzi si è venuto ad esacerbare, non da ultimo durante una infinita campagna elettorale che auspico si possa essere conclusa con il voto delle Elezioni Europee, un clima di conflittualità basato, spesse volte, nella paura del diverso, dell’incertezza e coagulando un montante sentimento sovranista contro quel grande progetto di Europa dei popoli e delle culture che Jean Monnet teorizzava con la sua ricerca di una fusione di interessi dei popoli europei prima che non solamente il “mantenimento” dell’equilibrio di questi interessi.
Essere europei, oggi, significa auspicare il pieno compimento della democrazia Repubblicana come unico strumento di difesa dei diritti inalienabili di ciascuno di noi e promuovere al meglio il ruolo del nostro Paese in un contesto sovranazionale che ha il dovere di sostenere la pace e l’economia dei nostri territori. Non è infatti un caso che il Manifesto di Ventotene «Per un’Europa libera e unita», redatto nel 1941 da Altiero Spinelli e Ernesto Rossi nasca proprio mentre essi si trovavano al confino come oppositori del regime fascista,grazie ad un humus culturale ed intellettuale intimamente connesso allo sviluppo della nostra Carta Costituzionale.
Una relazione, quella fra la nostra Patria, la nostra Repubblica democratica che oggi compie 73 anni, la Carta Costituzionale che guida ed ispira il nostro operato ed il nostro vivere quotidiano e l’essere parte integrante del disegno Europeo, che si fonda sulla conoscenza e sull’educazione scolastica. L’auspicio, a pochi giorni dalla cerimonia di consegna dei lavori di ristrutturazione post-sisma delle scuole Pascoli, è che sia proprio a partire dalla scuola e dalla promozione della cultura che rifiorisca un movimento di elevazione culturale e di riflessione comune che aiuti tutti noi, cittadine e cittadini, amministratori della Cosa Pubblica e professionisti, nonché quella grande risorsa che mondo dell’associazionismo e del volontariato rappresenta, a riporre nelle generazioni attuali e future la fiducia necessaria per ripianare ogni sorta di tensione e conflitto e ci dia la forza per fronteggiare in maniera illuminata e risoluta quelle questioni epocali quali la crisi economica, le migrazioni, I fenomeni criminosi, l’instabilità geopolitica ai nostri confini determinata da conflitti, terrorismo, povertà, che altrimenti minano la coesione sociale che è motore pulsante del nostro istituto Repubblicano che ci consente di vivere liberi e che oggi qui festeggiamo.
Viva l’Italia, viva la Repubblica, viva Cento.

 

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