Preoccupazione per la paventata revisione degli obblighi di iscrizione agli Ordini: perché non serve a nessuno!

Le petizioni su Change.org non mi hanno mai appassionato particolarmente. Tuttavia ho appena firmato questa, promossa da Ezio Puppin, docente del Politecnico di Milano.

Anche attraverso Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani – ANBI stiamo esprimendo preoccupazione per le interpretazione che attualmente sono in corso di discussione in merito agli obblighi di iscrizione agli Ordini Professionali in seguito alla applicazione della Legge Lorenzin.

Pur essendo sostenitore di una profonda liberalizzazione dell’ordinamento professionale vigente, con il superamento degli Ordini Professionali oramai arroccati su posizioni para-politiche e di difesa di privilegi acquisiti nel corso degli anni, posso comprendere la necessità di tutela di un limitato numero di professioni, fra le quali quelle strettamente sanitarie. Obbligare chiunque, in ragione di un titolo di studio, ad
iscriversi ad un Ordine è insensato e mi porta a sostenere una seria riflessione sul valore legale del titolo di studio (il titolo, non il voto di laurea come si è sentito dire ultimamente in alcune discussioni ministeriali). Inoltre, chiedere ai ricercatori, ai docenti e al personale universitario di iscriversi a un Ordine professionale, lede il sacrosanto principio di “libertà” della ricerca.

L’Europa va nella direzione della Open Science, qualche personaggio nel nostro Paese invece vorrebbe porre limiti e confini, formali, normativi e deontologici, alla ricerca: speriamo sia un mero ragionamento economico e non qualcosa di più grave e squalificante per il nostro Paese.

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