Viva la Repubblica, viva il 2 Giugno!

Quest’oggi, per questa solenne e importante cerimonia del 02 Giugno, ho avuto il privilegio di sostituire il Sindaco Fabrizio Toselli, che ha rappresentato il Comune di Cento nel corso dei festeggiamenti organizzati dalla Prefettura presso la Città di Ferrara.

Qui il discorso che ho pronunciato in Piazza Guercino:

Rivolgo un deferente omaggio ai gonfaloni e porgo il caloroso saluto dell’Amministrazione Comunale alle autorità militari, religiose e civili, ai rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma, a tutte le cittadine ed i cittadini qui riuniti. 

Se siamo qui, in questa giornata di celebrazioni per la Festa della nostra Repubblica Italiana, dobbiamo ringraziare e ricordare la lungimiranza e allo spessore politico e valoriale del Presidente Emerito Carlo Azeglio Ciampi che, nel solco tracciato dal Presidente Pertini, ha più di tutti cercato di ravvivare gli ideali di patria con il ritorno alla celebrazione della Festa della Repubblica, il 02 giugno, e riaffermare in tutte le sedi pubbliche l’amore per il tricolore e la necessità di massificare l’Inno di Mameli, emblemi di una simbologia che la storia repubblicana non sempre ha saputo porre come priorità. Questo quasi a giustificare il fatto che tali elementi unificanti la nostra Nazione siano ciclicamente messi in discussione, senza andare così a considerare le implicazioni che ciò può avere sulla relazione tra i cittadini, il proprio presente e la considerazione della propria storia, caposaldo per il futuro.

Il 02 giugno del 1946 iniziava la storia di libertà e democrazia del nostro Paese. Una storia fondata su di una precisa scelta, sul voto, la massima espressione di determinazione politica, la prima esperienza di partecipazione diretta di massa grazie all’introduzione del suffragio universale, che ha permesso alle donne e agli uomini del nostro Paese di rendere l’Italia una democrazia vera, unica ed unitaria. Giovane ma già salda e capace di resistere alle gravissime tensioni sociali e politiche occorse nel susseguirsi degli anni, mantenendo saldi i propri principi fondanti anche laddove i momenti bui della recente storia repubblicana avrebbero potuto minare la fiducia nelle istituzioni democratiche.

Fiducia nelle istituzioni e nell’Italia Repubblicana che anche in questo momento storico si trova fortemente sollecitata dal corso degli eventi, come risultato di un perdurante periodo di anni di difficoltà socio-economiche dove solo recentissimamente gli indicatori macro-economici hanno iniziato a dare riscontri nuovamente positivi e che auspicabilmente potranno portare ad un miglioramento delle vite quotidiane di quelle concittadine e quei concittadini che vivono maggiori difficoltà.

“Tornare a credere nello Stato perché lo Stato siamo noi. Tornare a credere nella politica per una nuova etica della politica. Tornare a credere nell’impegno perché solo con la partecipazione collettiva e solidale alla vita politica un popolo può tornare padrone di sé” erano le esortazioni di Piero Calamandrei nel libro “Lo Stato siamo noi”.

Esortazioni che oggi, oltre 70 anni dopo, sono ancora perfettamente attuali perché fondano la propria essenza sui principi di partecipazione, etica e buona politica che sono le risposte migliori e durature ad ogni accenno di crisi esistenziale del nostro sistema democratico.

E’ notizia di questi giorni la travagliata nascita di un nuovo Governo, con il giuramento dinanzi al Presidente della Repubblica nella giornata di ieri, oramai a diversi mesi dalle elezioni politiche del 04 marzo scorso. Governo nato in un crescendo clima di tensione, con paventate manifestazioni di piazza proprio in questa giornata così simbolicamente importante. Ora che il nuovo Governo è insediato, l’auspicio è che le tensioni di queste ultime settimane vengano rapidamente superate e il Governo possa rispondere alle molteplici e ineludibili necessità ed esigenze che ciascuno di noi, come cittadino e come amministratore della cosa pubblica, manifesta. Tensioni che, nel discutere e commentare l’azione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella,purtroppo spesse volte anche in maniera deprecabile, hanno però avuto anche il ruolo di porre nuovamente all’attenzione dell’opinione pubblica la nostra Carta Costituzionale e le prerogative dei poteri dello stato, con i pesi ed i contrappesi da cui un sistema democratico libero e maturo non può prescindere. La grandezza della nostra Repubblica libera e democratica risiede proprio nella garanzia e nel sistema di principi e valori che la nostra Costituzione, “patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano” citando Terracini, rende vivi e attuali ogni giorno, anche oggi che stiamo vedendo mutare gli attuali strumenti di democrazia rappresentativa anche grazie al boom di quei nuovi media e quelle nuove tecnologie digitali che sono centrali nel concetto, forse ancora immaturo o forse già in crisi, di democrazia liquida così tanto declamata e studiata ma certamente non propriamente compiuta. Valori, principi ed ideali che non debbono venire meno, e debbono accompagnarci nell’esercizio quotidiano dei nostri diritti e doveri, con la speranza di vedere sempre più consolidata la partecipazione attiva alla vita politica e civica, ad ogni livello, anche e soprattutto lo auspico a livello cittadino, così da rafforzare il senso di identità e di appartenenza alla nostracomunità, centese prima, italiana poi.

Solo insieme, unendo le nostre diversità e le nostre esperienze, le nostre debolezze e le nostre forze potremo risollevarci dai momenti di maggiore delicatezza sociale, economica e politica. Valorizzando il mondo dell’associazionismo, il mondo del volontariato, le tante esperienze di solidarietà e di amore disinteressato per il prossimo che possono esser viste come la traslazione contemporanea del ruolo fondamentale che le svariate anime della società civile hanno avuto nel periodo di nascita della nostra Repubblica.

Viva l’Italia, viva la Repubblica, viva Cento.

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