Viva il 25 Aprile! Viva l’Italia Liberata!

È stata una bella cerimonia di commemorazione e festa, questo 25 Aprile oggi a Renazzo, arricchito dai pensieri autobiografici di Padre Guido Fabbri sulla guerra nei nostri territori.

Qui il mio intervento.

Come ogni anno, ci ritroviamo in questo luogo a celebrare l’anniversario della Liberazione. Una liturgia laica dal significato umano, politico, sociale altissimo. Il 25 Aprile è il simbolo della vittoriosa lotta di resistenza militare e politica attuata dalle forze partigiane durante la seconda guerra mondiale a partire dall’8 settembre 1943 contro l’occupazione nazifascista. Ritrovarsi qua oggi non è mera commemorazione, ma rappresenta l’opportunità per riaffermare, nel presente, l’attualità di un’eredità storica. L’eredità storica della Resistenza, movimento di popolo, che portò al sacrificio di circa 45.000 partigiani: vite sacrificate per ottenere la liberazione dell’Italia. Donne e uomini, civili e militari, di cui non dobbiamo smettere di ravvivare il ricordo. La lotta di Liberazione toccò tutti, e fu una guerra vittoriosa, proprio perché unitaria, senza distinzione di classe sociale o di condizione economica: militari e civili; professionisti come intellettuali, operai come contadini. La Resistenza non si esaurì con la guerra partigiana. Furono tanti gli esempi virtuosi di semplici cittadini, eroici e patrioti nel loro vivere quotidiano, nel loro scioperare in fabbrica per boicottare la produzione bellica tedesca, imprenditori esemplari nel salvare i loro operai dalla deportazione in Germania, contadini e preti uniti nell’aiutare e nel dare rifugio ai combattenti partigiani.

Un esempio di unità e valore, quello degli Italiani durante la Resistenza, che proprio in questo eroico esercizio di affermazione dei propri diritti di cittadini liberi, ha potuto porre le basi per il proprio esser un Popolo unito, pronto per la costruzione di una nuova Italia, un’Italia libera e democratica,  

L’anniversario del 2018 celebra i settant’anni della nascita della democrazia repubblicana, con l’entrata in vigore dal 01 Gennaio 1948 della Costituzione Italiana e con le prime elezioni politiche del 18 aprile che eleggono in Parlamento molte delle donne e degli uomini protagonisti della Liberazione. Quella Costituzione che, per dirla con Calamandrei in un celebre discorso agli studenti milanesi nel 1955, “non è carta morta”. Non era carta morta allora, come non lo è ora. E a maggior ragione non lo può essere oggi, in una giornata in cui si celebra quell’indelebile ed indissolubile filo logico e causale che lega il 25 Aprile, la Liberazione del nostro Paese dalla carta fondante i valori e i principi del nostro Stato e del nostro Popolo.

“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione – diceva in quell’occasione Calamandrei andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione”.  

Ricordare e riflettere sulla lotta per la Liberazione significa ravvivare i valori che ne erano alla base ma anche l’entusiasmo che animava quei ragazzi che mettevano in gioco la propria vita per una la politica positiva, attiva e costruttiva, una politica basata sui diritti e sulla libertà. Ragazzi che in giornate come queste debbono essere il nostro primo pensiero. Perché sono stati proprio i più giovani, il motore della Resistenza. Giovani che seppero mettere a repentaglio la propria vita, e seppero compiere una scelta drammatica, difficile, pericolosa, ma animata dalla speranza nel futuro. Quel futuro che non dobbiamo mai sminuire e non dobbiamo mai smettere di vedere con la necessaria fiducia, noi cittadini liberi ma spesso critici verso quella stessa democrazia repubblicana per cui tante vite umane si sono perse.  

Silvano Sarti, un partigiano toscano, ha avuto modo di raccontare: “In quanto a coraggio ce ne voleva. Ma non credere che si fosse tutti coraggiosi… Avevamo venti anni e ci avevano tolto la libertà. Dovevamo scegliere fra la parte dell’occupante e la libertà… E quando ci dissero che per riaverla, la libertà, avremmo dovuto combattere in montagna contro i fascisti, anche quelli che erano pecore diventarono leoni…“. Un insegnamento importante, per me e per noi tutti, perché non dobbiamo dimenticare che non si deve mai smettere di combattere per la difesa della libertà che, anche sanguinosamente, ci è stata donata. Non dobbiamo farlo a nessuna età, in nessuna condizione sociale, è una lotta trasversale che ciascuno di noi deve svolgere in maniera individuale o collettiva, introspettiva o palesata, sul posto di lavoro, nell’impegno civico, auspicabilmente attraverso una partecipazione attiva e attenta alla vita politica.

E’ per questo che, soprattutto oggi in una giornata fondante per la nostra Italia Repubblicana, menzionare e ravvivare l’importanza della Costituzione, come frutto della Liberazione nazionale è doppiamente significativo. Negli ultimi anni, le istituzioni democratiche, non solo nel nostro Paese, sono state investite dalla crescente disaffezione e sfiducia dei cittadini. Tuttavia, è in quello spirito di condivisione di principi e di valori, di istituti e di doveri rappresentato dalla Carta Costituzionale stessa, che risiede la risposta: “I mali della democrazia si curano con più democrazia” diceva il filosofo statunitense Dewey. La risposta alla crisi politica e civica da cui il nostro Paese vuole e deve uscire è la democrazia rappresentativa che trae forza dalla partecipazione civica, in ossequio “alla memoria di quelli che, cadendo nella lotta contro il fascismo e contro i tedeschi, pagarono per tutto il popolo italiano il tragico e generoso prezzo per la nostra libertà e per la nostra indipendenza» leggendo uno storico passo del presidente dell’Assemblea Costituente Umberto Terracini.


Viva l’Italia liberata!

Viva il 25 Aprile!

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