Commemoriamo il 04 Novembre!

Commemorazione del 04 Novembre bagnata, oggi a Renazzo, ma non per questa non partecipata.

Qui il discorso istituzionale scritto per l’occasione, formulato purtroppo solo in forma breve per abbreviare il diluvio ai cittadini intervenuti nonostante il meteo inclemente.

“Rivolgo un deferente omaggio ai gonfaloni ed un caloroso saluto ai rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma, alle autorità militari, religiose e civili, a tutte le cittadine ed i cittadini qui riuniti in questa domenica di commemorazione. Rivolgo inoltre un pensiero ed un ringraziamento ai rappresentanti della Consulta Civica uscente, e un sincero augurio ai rappresentanti della futura Consulta Civica che vedo tra gli intervenuti oggi. Esponenti delle consulte che rappresentano un presidio civico importante per la comunità intera, e che anche quest’anno abbiamo voluto protagoniste in questa cerimonia, consegnando loro una pergamena commemorativa per celebrare insieme, cittadini ed istituzioni, capoluogo e frazioni, la Festa dell’Unità Nazionale e Giornata delle Forze armate.

I costituenti repubblicani nel 1948 ”con una intuizione illuminata”, citando il Presidente Emerito Carlo Azeglio Ciampi, definirono il 4 novembre ‘giorno dell’unità nazionale’ e da allora l’anniversario della vittoria del 1918 ha significato il completamento dell’indipendenza nazionale”. Il 4 novembre ”giustamente la Nazione celebra le sue forze armate per lo straordinario contributo dato all’unificazione e alla costruzione della Patria”.

In un momento storico come questo dove l’unità delle nazioni viene messa in discussione da movimenti indipendentisti e dove le pulsioni secessioniste trovano riscontro nelle cronache internazionali, dobbiamo riflettere assieme sull’importanza del sentimento nobile di amor di Patria e dobbiamo fermarci dinanzi alla necessità di un doveroso richiamo ai valori secolari di libertà e pace, e all’amore per il tricolore. L’identità territoriale, in Italia, appare, fin dai tempi dell’Unità, attraversata da tensioni profonde. Tensioni che però dobbiamo analizzare e contrastare, prima ancora che nell’umile servizio politico che noi amministratori siamo chiamati ad esercitare, nell’esercizio della nostra civica coscienza di cittadini. Una menzione particolare, in tutto questo, va al nostro Inno, un canto simbolico che ci accompagna in tutte le celebrazioni solenni ed ufficiali. Il Canto, composto da Mameli e scelto da Alcide De Gasperi quale rappresentazione della nostra nazione in versi e musica, verrà intonato per la prima volta come inno nazionale il 4 novembre 1946, per il giuramento di fedeltà delle forze armate alla Repubblica. Lo scorso mese di ottobre, la Camera ha dato il via libera alla proposta di legge che mira al riconoscimento dell’inno di Mameli “Fratelli d’Italia” quale inno ufficiale della Repubblica. Auspichiamo che il Senato nazionale possa avvalorare questa proposta, facendo sì che questo piccolo gesto ma significativo possa essere inteso come una risposta propositiva al sentimento unitario a cui la nostra Patria non può derogare.

Permettetemi di ricordare inoltre che ricorreva, pochi giorni fa, il centenario dell’inizio della battaglia di Caporetto. La più tragica delle sconfitte che il nostro Paese ha subito. Caporetto è rimasta spesso più famosa di Vittorio Veneto, che celebra invece la nostra Vittoria. Tuttora, Caporetto è stata la parola chiave per indicare tutte le nostre disfatte, il simbolo di un esercito, e talvolta di un Paese, allo sbando. Oggi, cent’anni dopo, speriamo che i tempi siano maturi per superare quella “sindrome di Caporetto”, quel peccato originale che per tutto il Novecento ci ha accompagnato nella storia, ci ha impedito di mostrare piena consapevolezza e forza nei nostri mezzi, portandoci a consolidare il pensiero che noi italiani abbiamo sempre bisogno di una catastrofe per poter risorgere. Cento anni da quella disfatta, l’augurio è di non vivere più delle Caporetto allegoriche, fatte di alibi e deresponsabilizzazione delle classi dirigenti e politiche, per poter guardare il futuro a testa alta.

Oggi è la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate e dobbiamo essere uniti nel ricordo di quanti combatterono e si immolarono per l’indipendenza e per la libertà, nel ricordo di quei seicentomila caduti tra soldati dell’esercito, marinai e aviatori che, sacrificarono la propria vita per conquistare una realtà nella quale riconoscersi e vivere in libertà, per trasformare un ideale in una Nazione.

In una occasione come questa, commemorare il passato si deve accoppiare ad una importante riflessione sul presente e sul futuro.
Quest’oggi lo spettro di un ignobile conflitto mondiale come quello che terminò il 04 novembre 1918 non è palpabile, ma viviamo, per citare il Messaggio per la 50esima Giornata Mondiale della Pace di Papa Francesco, in un mondo “frantumato” in cui si combatte una “guerra mondiale a pezzi”, e in cui tutti sono chiamati a “costruire un mondo libero dalla violenza”.

Viviamo in un mondo in fortissima evoluzione, che sta combattendo una lotta senza precedenti ad un terrorismo strisciante e che mira ad annientare quegli stessi valori che ci sono garantiti in una Nazione democratica e libera, nata grazie al sacrificio di centinaia di migliaia di vite umane e proprio all’operato di quei caduti che commemoriamo qui oggi.

Il nostro pensiero, la nostra vicinanza, la nostra immensa gratitudine e solidarietà piena e sincera deve andare pertanto a quelle migliaia di donne e uomini in divisa che lavorano per perseguire la pace in tutto il mondo, grazie al meritorio ruolo delle organizzazioni internazionali, e che oggi contribuiscono alla nostra sicurezza nazionale, al contrasto della criminalità organizzata e dell’immigrazione clandestina, così strappando dalla morte in mare un elevato numero di vite umane, ed in ultimo – ma più importante – al più generalizzato presidio della legalità nel nostro Paese.

Il nostro pensiero va a quindi a loro, che adoperandosi per la coesione sociale e territoriale e dando prova di estrema competenza, professionalità ed umanità dinanzi a qualsiasi situazioni critica per il nostro Paese, rappresentano un orgoglio ed esemplificano i valori dell’Italia libera e democratica che tutti noi amiamo e in cui siamo orgogliosi di vivere.
Viva il 4 novembre. Viva l’Italia unita.”

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