Mancano pochi giorni al Referendum costituzionale – #iovotosi

Mancano pochi giorni al Referendum del 04 Dicembre.

Purtroppo, nelle ultime settimane, il livello del dibattito politico sul referendum confermativo della riforma costituzionale sta scadendo in maniera inesorabile. Le campagne per il Sì e per il No, a mio avviso non hanno avuto la forza di andare oltre il peccato originale di questa riforma costituzionale, la forte personalizzazione sulla figura di Matteo Renzi. E’ sempre più evidente come, sia i media che i supporter di partito, tendano ad una semplificazione eccessiva delle informazioni, e così stiamo assistendo ad una lotta a colpi di endorsment di personaggi illustri, slogan volti a mandare il governo – o tutti, ovviamente – a casa.

Sarebbe invece bello parlare nel merito di una riforma costituzionale che, coi suoi limiti e le sue diverse imperfezioni, ha il pregio di porre gli italiani davanti a una opportunità riformista concreta e seria. Quando ho iniziato a sentire parlare di Bicamerale e di necessità di riformare la nostra Costituzione ero un giovanissimo studente. Poi c’è stata la stagione della pasticciatissima riforma del Titolo V, e infine la campagna a difesa della Costituzione “più bella del mondo” contro il progetto riformista del secondo Governo Berlusconi. Di riformare la Costituzione e soprattutto di superare il bicameralismo perfetto se ne parla anche da ben prima, ed evidentemente, quando una esigenza è sentita, anche nelle sue più varie sfumature ed angolature, non può essere ignorata. Piuttosto, la cittadinanza dovrebbe rivendicare la volontà di partecipazione, conoscenza, padronanza di un dibattito politico che tocca così da vicino ciascuno di noi. Non è una questione di ping pong fra le Camere o di navetta delle leggi, ma di andare a rivedere l’impianto originario che superi una unicità del nostro paese: le due Camere con i medesimi poteri e le medesime prerogative legislative.

In questi giorni abbiamo assistito alla bocciatura da parte della Corte Costituzionale di una parte della Legge Madia per conflitti di attribuzione Stato – Regioni. Il superamento del Titolo V, così malamente definito nella riforma del 2001, è a mio avviso il punto di maggiore qualificazione di questa riforma: andare a rideterminare le attribuzioni di competenza politica, garantendo una maggiore chiarezza, ed eliminando le materie concorrenti, oltre che andare a decostituzionalizzare le Provincie è un elemento premiante e, a mio avviso particolarmente necessario. Peraltro, in presenza di un Senato che riflette le autonomie locali, la non devoluzione di competenze ora di materia federale potrà essere bilanciata dal ruolo cardine dei nuovi senatori.

Nel commentare quotidiano si strumentalizza poi spesso il tema dei risparmi ai costi della politica garantiti da questa riforma, risparmi di tipo diretto ed indiretto. A mio avviso la bontà di una riforma non si può giudicare dai risparmi in spesa corrente, ma soprattutto dal segnale positivo e dall’impatto secondario che un risparmio può consentire. La riduzione del numero di parlamentari, la decostituzionalizzazione delle provincie, l’abolizione del CNEL sono messaggi politici forti, prima ancora che risparmi di bilancio.

Per non parlare poi di accentramento dei poteri del premier, di democrazia in pericolo, di Italicum, tutti temi che non sono all’ordine del giorno di questa riforma costituzionale, e che vengono troppo spesso inseriti in discussioni, anche da politici e commentatori di spessore. Ciascuno di noi può avere la sua idea su quale possa essere l’impianto di legge elettorale più corretto (io ad esempio penso che dovremmo avere un sistema con collegi uninominali molto circoscritti, per ridurre le distanze tra eletto e cittadino), ma sarebbe una divagazione.

Fra una settimana ci troveremo alle urne, e la cittadinanza deciderà se questa riforma costituzionale è meritevole di approvazione o meno. E sono certo che, in cuor proprio, ciascuno di noi deciderà come esprimersi non per quello che si è sentito dire in televisione o nei dibattiti pubblici, talvolta a ragione, spesso a sproposito in questi ultimi mesi. Lo farà piuttosto per riflettere o meno una volontà di cambiamento. La Costituzione è troppo importante per diventare oggetto di contenziosi fra correnti e partiti, di faide fra gruppi di potere o fra analisti e accademici.

Per questi motivi immagino che, chi di voi mi conosce, conosce la mia storia e le mie convinzioni possa immaginare o dare per scontato il mio Sì al Referendum del 04 Dicembre. Una decisone naturale, che nasce in maniera ragionata, studiata, come un referendum che esce dalle logiche di partito deve essere. È troppo utopico e semplicistico pensare che attraverso un No al cambiamento possa passare una rivoluzione della politica all’interno del perimetro legislativo attuale.

Poteva essere una riforma migliore, è vero, non sarà la riforma ideale, è vero, ma questa riforma risponde all’esigenza concreta di efficienza del sistema politico, alla necessità di un cambiamento sostenibile e di un miglioramento degli assetti organizzativi del nostro quadro legislativo

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